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giovedì 28 ottobre 2010

Una domenica diversa al Salone del Gusto di Torino


E' stata una domenica diversa dal solito quella passata al Salone del Gusto. Pur vivendo da 10 anni a Torino questa è stata per me la prima edizione e non sapevo quindi cosa aspettarmi.

Nei giorni precedenti ho "studiato" il sito ufficiale e di Slow food per capire cosa avrei potuto approfondire e di lì mi si è aperto un mondo.

Parentesi

Slow food sta ad indicare il contrario di "fast food" ed il concetto di base è quello diffuso dalla rete Digimarket: buono, pulito e giusto. Ecco, il Salone del Gusto si base su questi semplici concetti e tutto gira intorno a tre aggettivi che hanno perso di valore negli ultimi anni tra la gente che corre, che svia dal gustarsi un buon piatto a pranzo preferendo il panino alla scrivania.

Chiusa parentesi!

Siamo arrivati alle 10 del mattina in autobus (meglio evitare l'auto a Torino durante queste manifestazioni) e ci siamo messi da subito alla ricerca del gazebo Slow food. Le biglietterie aprivano alle 11 ma volevo informarmi ancora e recuperare una mappa del salone per sapere come muovermi in 10.000 mq tra gli espositori. Io che sono molto legato alla tecnologia usata per il bene comune, sono rimasto stupito (e contento) del buon uso che ne è stato fatto: sulla rivista Look distribuita gratuitamente era presente in quasi ogni pagina il QR Code ossia un codice che può essere letto dai nuovi smartphone tramite fotocamera che permette di scaricare sul proprio dispositivo informazioni aggiuntive come foto, video, file, link a siti...; l'intero salone metteva a disposizione una rete Wi-Fi gratuita e l'applicazione per iPhone - che ho scaricato il giorno prima - si aggiornava molto frequentemente con i nuovi eventi a disposizione nell'area.

Ancor prima di entrare c'era una bella mostra naturale dell'iniziativa Orto in condotta che mostrava come creare un orto cittadino e con quali risultati... mai vista una verdura così bella a Torino!

Il salone è stato suddiviso in quattro aree principali: la prima informativa per far conoscere le iniziative Slow food e degli sponsor della manifestazione; un'area con tutte le regioni italiane; un'area con tutti i presidi internazionali e un'area dedicata al vino, Slow Wine (ahimè, a pagamento oltre il biglietto).

La manifestazione Terra Madre organizzata in contemporanea con il salone si è invece svolta all'impianto olimpico Oval collegato con Lingotto tramite navette gratuite. Purtroppo gli eventi organizzati erano su prenotazione e non ho fatto in tempo, sarà per la prossima volta.

Abbiamo soprattutto visitato i presidi regionali del sud italia, con particolare attenzione alla Puglia (la mia terra madre), la Sicilia e la Sardegna. I prodotti del sud italia erano espressi in tutta la loro bontà e solarità: olio, latticini, verdure, formaggi, torrone, biscotti, cannoli e granite siciliane... tutto nell'insegna del buon e naturale gusto.

Sembrava di fare un giro tra le diverse sagre di paese, alla scoperta di gusti puliti ma dispersi tra le campagne, di tradizioni lontane dal modo di vivere della grigia città. I pomodori Regina di Torre Canne, presidio regionale Slow Food, mi hanno portato indietro con la memoria, quando mio padre li comprava e li legava per conservarli e mangiarli durante l'inverno. L'avevo dimenticato o almeno era un ricordo nascosto lì nella mia mente da qualche parte.

Con mia grande sorpresa e gioia al salone c'erano anche rappresentati del mio paese, Palagiano, che mostravano al mondo le nostre Clementine con marchio IGP. Due chiacchiere "in dialetto" con i miei compaesani e ho continuato il mio giro per le isole italiane.


In Sicilia abbiamo potuto gustare prima un buon fritto di mare servito "per strada" in un cono di carta dove a far da padrone era la Masculina da Magghia, un pesce azzurro di Catania di un presidio Slow food e poi un buon e vero cannolo siciliano accompagnato da un liquore artigianale di fichi d'india... che delizia!

In Sardegna invece tipico era il taglio del torrone sardo - di mandorle o noci - praticato con un piccola accetta su un blocco consistente ma morbido di miele e frutta secca. Ovviamente ce lo siamo portati a casa, la mia ragazza ne va matta!

Erano già passate 3 ore e non avevamo ancora visitato neanche un quarto del salone. Abbiamo quindi deciso di fare un salto veloce in Toscana (dove mi è sfuggita la focaccia di Recco) e siamo passati all'area dei presidi internazionali: Spagna con la sua paellia, UK con le birre e il bacon (ottimo, l'abbiamo mangiato con le uova), Stati Uniti con le specialità di carne, Polonia con le specialità d'oca, Svizzera con i formaggi, Macedonia con delle salse... non ho capito cos'erano... , Africa con i prodotti di olio d'argan, sale grezzo e altre spezie.

Molti di questi stand sono stati allestiti grazie ai contributi e gli aiuti di Terra Madre che aiuta i paesi più poveri a conoscere la propria terra, a lavorarla nel modo più pulito e creare delle micro-economie locali per la sopravvivenza di villaggi e tradizioni.

Erano ormai le 4 di pomeriggio e la gente aumentava, non si riusciva più a star fermi per vedere con attenzione qualcosa. Soprattutto eravamo stanchi, hanno deciso di non mettere nessuna sedia, nessun punto di sosta all'interno del salone, dovevi uscire fuori per sederti o fermarti in un punto di ristoro. Alcuni cuochi internazionali si sono riuniti e hanno creato l'Osteria dell'alleanza dove potevi gustare dei piatti creati da diverse tradizioni combinate tra di loro. Peccato che hanno messo a disposizione pochi posti a sedere...

Siamo usciti alle 17.30 e diretti verso l'autobus stanchi, carichi di cibo-ricordi ma contenti: sapere che molta gente ci tiene a conservare il gusto e le antiche tradizioni fa sempre bene al cuore, soprattutto per chi come me, che vive a più di 1000 km dalla propria terra, non vuole proprio arrendersi al gusto dei cibi industriali.

Dimenticavo: mi hanno convinto e sono diventato Socio Slow Food. Alla prossima.

1 commento:

  1. Bravo Giuseppe! Sei un vero giornalista! Altro che quelli che vediamo in giro che ci raccontano una realtà asservita al potere.(non sempre, ma molto spesso)

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